La prima domanda per entrambi
é: "Cosa l'ha spinta a fare cinema?" |
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| Avati: "Mi
hanno spinto a fare cinema due cose: la prima, essere amato piú
degli altri, la seconda, riuscire a dire chi sono." |
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| Gigliola: "Chi erano gli altri?" |
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| Avati: "Le persone che vivevano a Bologna
negli anni '50 e '60... gli esseri umani nelle loro caratteristiche piú
diffuse, nella loro accezione piú semplice e piú immediata." |
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| Veronesi: "Mio padre. A differenza di
molti miei colleghi io ho avuto i genitori a favore fin dall'inizio e
credo che mio padre sia stato l'uomo che ha piú filmato i suoi
figli da quando sono nati, a tutte le etá e in casa aveva anche
una centralina di montaggio." |
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Gigliola: "Secondo
lei ci puó essere un ruolo dello Stato nel cinema e come dovrebbe
essere gestito per funzionare?" |
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| Veronesi: "I fondi dovrebbero
essere riservati alle opere prime e seconde cioé ai giovani, o
comunque a quelli che si affacciano al cinema per la prima volta perché
scoprire nuovi talenti é uno dei mestieri piú difficili
dell'arte. " |
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| Gigliola: "Peró spesso abbiamo
visto come lo Stato sia intervenuto per opere prime totalmente inesistenti,
insignificanti..." |
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| Veronesi: "Questo é un male. Perché
le commissioni che giudicano i film da sovvenzionare durano troppo. Dovrebbero
ruotare con piú frequenza in modo che tutti vengano favoriti oppure
nessuno." |
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| Avati: "Prima pensavo di si, poi ho pensato
di no, ora ripenso di si... é difficile dirlo. Certo é che
ha un determinato punto del mio cammino io non devo piú aver bisogno
dello Stato... Sarebbe grave se ancora oggi dovessi ricorrere allo Stato." |
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| Gigliola: "Quindi pensa solo ai giovani?" |
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| Avati: "Penso soprattutto ai giovani
ma anche ai meno giovani, e comunque a quelli che devono ancora maturare
un'identitá." |
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| Gigliola: "Ma questo lo potrebbe fare
un grande produttore..." |
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| Avati: "Questo lo potrebbe fare una persona
di grande sensibilitá, non importa che sia un produttore... una
persona di sensibilitá..." |
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Gigliola: "Perché solo ai giovani?" |
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Veronesi: "Gli
altri hanno il modo di trovare sovvenzioni senza bisogno dell'aiuto
dello Stato. Serve agli sconosciuti, come era Nanni Moretti che, grazie
agli aiuti statali ha fatto scoprire un grande talento ora riconosciuto
da tutti." |
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Gigliola: "Peró questo finora
non succede e i fondi, che sono pochi, le risorse... sono andati a chi?" |
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Veronesi: "Spesso sono andati a film
che avrebbero dovuto trovarseli da soli. Poi ci sono opere prime che nessuno
vede, che non vengono nemmeno fatte uscire, ma questo é un'altro
problema: quello della distribuzione, di chi gestisce le sale e come le
gestisce..." |
| Gigliola: "Qual'é
il rapporto tra cinema e cultura?" |
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| Avati: "Il cinema é uno strumento
culturale fortemente influenzato dal suo rapporto con il denaro. La mia
immaginazione deve stare dentro il mio budget... cosa che non succede
con gli strumenti culturali puri come la scrittura o la poesia." |
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| Gigliola: "Chi é un buon produttore?
Quali caratteristiche deve avere?" |
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| Avati: "La cosa piú pericolosa
per un buon produttore é fare un grande incasso perché si
entra nell'ottica di doverlo sempre replicare. Benigni con 'La tigre e
la neve' ha fatto incassi molto alti ma il film é stato considerato
quasi un flop perché non ha incassato quanto i precedenti." |
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| Gigliola: "L'industria americana, Hollywood,
ci ha reso completamente marginali?" |
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| Avati: "Si. Ormai copre l'80% del nostro
mercato. Negli anni '60 in Italia si producevano 365 film all'anno, ora
siamo scesi a circa 50 e il 30% di quello che viene prodotto non esce." |
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