Sliding Doors

Puntata del 2 giugno 2006

"Fare cinema"

Gigliola introduce l'argomento della puntata: fare cinema, nei due diversi modi offerti dai registi Pupi Avati e Giovanni Veronesi.
La prima domanda per entrambi é: "Cosa l'ha spinta a fare cinema?"
Avati: "Mi hanno spinto a fare cinema due cose: la prima, essere amato piú degli altri, la seconda, riuscire a dire chi sono."
Gigliola: "Chi erano gli altri?"
Avati: "Le persone che vivevano a Bologna negli anni '50 e '60... gli esseri umani nelle loro caratteristiche piú diffuse, nella loro accezione piú semplice e piú immediata."
Veronesi: "Mio padre. A differenza di molti miei colleghi io ho avuto i genitori a favore fin dall'inizio e credo che mio padre sia stato l'uomo che ha piú filmato i suoi figli da quando sono nati, a tutte le etá e in casa aveva anche una centralina di montaggio."
Gigliola: "Il cinema italiano é mai stato un'industria culturale?"

Avati: "Dipende cosa s'intende per industria culturale. Lo é stato se industria culturale é testimonianza. Il cinema italiano si é imposto nel mondo testimoniando la nostra cultura, inclusi i suoi limiti e i suoi difetti e questo é stato molto apprezzato."

Gigliola: "Secondo lei ci puó essere un ruolo dello Stato nel cinema e come dovrebbe essere gestito per funzionare?"
Veronesi: "I fondi dovrebbero essere riservati alle opere prime e seconde cioé ai giovani, o comunque a quelli che si affacciano al cinema per la prima volta perché scoprire nuovi talenti é uno dei mestieri piú difficili dell'arte. "
Gigliola: "Peró spesso abbiamo visto come lo Stato sia intervenuto per opere prime totalmente inesistenti, insignificanti..."
Veronesi: "Questo é un male. Perché le commissioni che giudicano i film da sovvenzionare durano troppo. Dovrebbero ruotare con piú frequenza in modo che tutti vengano favoriti oppure nessuno."
Avati: "Prima pensavo di si, poi ho pensato di no, ora ripenso di si... é difficile dirlo. Certo é che ha un determinato punto del mio cammino io non devo piú aver bisogno dello Stato... Sarebbe grave se ancora oggi dovessi ricorrere allo Stato."
Gigliola: "Quindi pensa solo ai giovani?"
Avati: "Penso soprattutto ai giovani ma anche ai meno giovani, e comunque a quelli che devono ancora maturare un'identitá."
Gigliola: "Ma questo lo potrebbe fare un grande produttore..."
Avati: "Questo lo potrebbe fare una persona di grande sensibilitá, non importa che sia un produttore... una persona di sensibilitá..."
Gigliola: "Perché solo ai giovani?"
Veronesi: "Gli altri hanno il modo di trovare sovvenzioni senza bisogno dell'aiuto dello Stato. Serve agli sconosciuti, come era Nanni Moretti che, grazie agli aiuti statali ha fatto scoprire un grande talento ora riconosciuto da tutti."
Gigliola: "Peró questo finora non succede e i fondi, che sono pochi, le risorse... sono andati a chi?"
Veronesi: "Spesso sono andati a film che avrebbero dovuto trovarseli da soli. Poi ci sono opere prime che nessuno vede, che non vengono nemmeno fatte uscire, ma questo é un'altro problema: quello della distribuzione, di chi gestisce le sale e come le gestisce..."

Gigliola: "Perché il cinema italiano é stato grande e poi si é via via rimpicciolito?"
Avati: "Perché é il paese che aveva una sua grande, fortissima identitá e la é andata via via perdendo. Anche il dilapidarsi dello star system, su cui il cinema americano gioca molto, ha contribuito. Il cinema italiano, a differenza della televisione, non ha un suo star system. La star é l'autore."

Gigliola: "Qual'é il rapporto tra cinema e cultura?"
Avati: "Il cinema é uno strumento culturale fortemente influenzato dal suo rapporto con il denaro. La mia immaginazione deve stare dentro il mio budget... cosa che non succede con gli strumenti culturali puri come la scrittura o la poesia."
Gigliola: "Chi é un buon produttore? Quali caratteristiche deve avere?"
Avati: "La cosa piú pericolosa per un buon produttore é fare un grande incasso perché si entra nell'ottica di doverlo sempre replicare. Benigni con 'La tigre e la neve' ha fatto incassi molto alti ma il film é stato considerato quasi un flop perché non ha incassato quanto i precedenti."
Gigliola: "L'industria americana, Hollywood, ci ha reso completamente marginali?"
Avati: "Si. Ormai copre l'80% del nostro mercato. Negli anni '60 in Italia si producevano 365 film all'anno, ora siamo scesi a circa 50 e il 30% di quello che viene prodotto non esce."

Gigliola si congeda ringraziando gli ospiti.


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