Puntata del 25/05/2006

Gigliola introduce il tema della puntata: l'architettura e i problemi a essa legati: "Ma qual'é il rapporto tra architettura e societá civile? E l'architettura italiana oggi esiste o esiste soltanto l'architettura globale? Cominciamo con l'opinione del nostro muro parlante che questa settimana é il prof. Stefano Chiodi."
Chiodi: "Gli architetti sono oggi anche dei personaggi mediatici. Costruiscono in tutto il mondo e hanno un grande spazio di comunicazione. Secondo alcuni gli architetti italiani sono svantaggiati all'estero perché devono misurarsi con colleghi che hanno maggiore appoggio mediatico. In Italia l'architetto non é neanche piú sl centro delle scelte urbanistiche, ora concordate tra enti pubblici, proprietari e investitori."
Gigliola presenta l'ospite, l'architetto Vittorio Gregotti e gli domanda: "Ma non é che gli unici che ci capiscono qualcosa di architettura sono proprio esclusi dalle scelte strategiche sull'uso del territorio?
Gregotti: "Beh, questo avviene quasi sempre. Dico quasi perché non é del tutto vero che non si fanno piú piani regolatori. Roma ha chiuso recentemente il suo dopo quarant'anni di gravi difficoltá."
Gigliola: "L'architettura é un segno di quello che un paese puó offrire dal punto di vista economico, culturale e sociale. In che stato di salute é la nostra architettura?"
Gregotti: "Pessimo. Ma non solo quello della nostra architettura. Credo che la colpa sia di questo nuovo sistema di comunicazione che ha reso gli architetti dei personaggi mediatici, mettendoli in concorrenza con i cantanti."
Gigliola: "Sono diventati delle star?"
Gregotti: "Vogliono diventare delle star e questo é un guaio gravissimo per l'architettura e per i suoi rapporti con la comunitá civile."
Gigliola: "Ma accanto a questo diventare delle star, lei mi stava dicendo poco fa, contano invece di meno..."
Gregotti: "Sempre piú spazio viene dedicato agli aspetti estetici e formali dell'architettura, sempre meno a quelli strutturali. Agli architetti sono stati affidati gli spazi della decorazione, seppure in senso nobile, e sono stati loro sottratti quelli della regolazione del territorio che permettevano di interagire con la societá civile."
Gigliola: "Quindi riesce l'architettura a essere quel biglietto da visita, di cui parlavo prima, del grado e delle dinamiche di sviluppo di un paese?"
Gregotti: "Dal punto di vista formale c'é una tale concorrenza internazionale da spostare il problema dal livello nazionale a quello globale. Sarebbe peró interessante che e varie unitá nazionali cercassero di comprendere e incoraggiare la propria 'identitá architettonica."
Gigliola: "Lei ha spesso denunciato il nostro ritardo industriale. Ma chi é piú in ritardo nel nostro paese, l'architettura o lo sviluppo?"
Gregotti: "Il problema del ritardo industriale é legato alla competizione per la ricerca, il problema dell'architettura é quello di tutte le arti, legato alle tradizioni, alla storia di un paese. Bisogna decidere il terreno su cui si vuole camminare prendendone coscienza."
Salvatore dal pubblico domanda: "Mi chiedo come facciamo gli architetti a progettare dei mostri urbani che poi cadono sotto il controllo della criminalità organizzata come le Vele di Scampia a Napoli o lo Zen di Palermo. Errori di architetti o problemi legati alla politica, o meglio all'abbandono da parte dei politici?"
Gregotti: "Il problema sta nell'assenza della politica. Gli architetti hanno responsabilitá per il loro progetto, per il modo di costruirlo e di portarlo a termine. Spesso si concepiscono periferie solo abitative quando esse devono contenere una serie di funzioni complesse quanto i centri storici."
Salvatore: "Ma si puó agire solo in fase di riqualificazione? Perché queste cose non vengono fatte prima, in fase progettuale?"
Gregotti: "L'architetto non esprime la sua responsabilitá politica con il suo lavoro, ma con il voto come tutti gli altri. Puó avanzare ipotesi sul destino della sua creatura ma non é detto che queste ipotesi vengano recepite da chi poi dovrá gestirla e non é neanche detto che l'architetto riesca a portare il progetto fino in fondo."
Gigliola: "Ma c'é un problema di comunicazione allora tra l'architetto e il committente?"
Gregotti: "Di sicuro ci sono dei malintesi. Poi puó anche essere che cambi il committente. Se si lavora per un ente pubblico e ci sono delle elezioni puó cambiare completamente il disegno politico fino a gestire le cose in modo contrario a come si faceva prima e questo é sicuramente un problema."
Francesca dal pubblico espone i risultati del sondaggio settimanale: "Abbiamo chiesto agli italiani se abbatterebbero i casermoni di periferia. Sono divisi esattamente al 50% con una spaccatura generazionale tra adulti in larga parte favorevoli e giovani in larga parte contrari. Lei che ne dice?"
Gregotti: "La spiegazione logica é che i giovani sono nati in mezzo ai casermoni, ci sono affezionati e li trovano un ambiente naturale. Io comunque ci andrei molto cauto con gli abbattimenti."
Gigliola: "Ecco, secondo lei, quando un edificio é da abbattere?"
Gregotti: "Solo quando un edificio costituisce la rovina di un intero paesaggio. Ovvio che bisognerebbe innanzitutto prevenire evitando la costruzione di simili mostri."

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